Il calendario dell’azienda italiana

6 Jul

Sono giorni di torrida irrequietezza, che mettono a dura prova il sistema nervoso. Non è facile vivere in un paese che arranca, trascinato da poche persone volenterose che portano sulle spalle il peso di grassi e avidi criminali che hanno costruito le loro fortune sulla corruzione e la furbizia. Eppure le forze ci sono, i talenti non mancano. Li vedo ogni giorno, parliamo, ci confrontiamo, cerchiamo di trovare insieme un modo per reagire all’inerzia di un paese vecchio e arrugginito. Ma poi arriva l’afa, quell’alito putrefatto di chi crede di avere il coltello dalla parte del manico, di chi non ha ancora capito che i tempi della divisione in caste sono finiti: oggi siamo tutti sulla stessa barca – imprenditori, neolaureati, disoccupati, esodati e direttori – e se non ci decidiamo a collaborare e a costruire insieme il paese, il naufragio sarà assicurato. E allora sali a bordo, cazzo!

Stamattina riflettevo sul modo tutto italiano in cui le aziende gestiscono i colloqui di lavoro, i rinnovi dei contratti, e in generale qualsiasi proposta di cambiamento/innovazione capace di far vacillare sistemi di pensiero calcificati. Il tempo nelle aziende italiane segue variabili che sfuggono alle leggi della fisica, giorni si trasformano in settimane, mesi, anni di paralisi. Sarà la paura del cambiamento, la mancanza di coraggio, il budget ridotto, non lo so, ma so che l’inerzia deve finire il prima possibile se non vogliamo che quegli ultimi talenti rimasti fuggano via.

IL CALENDARIO DELL’AZIENDA ITALIANA

Gennaio: ci stiamo ancora riprendendo dalle abbuffate natalizie e dalla delusione di aver ricevuto candele profumate come regalo. Scusa.

Febbraio: è vero avevo detto che ti rinnovavo il contratto, ma è Carnevale e ogni scherzo vale!

Marzo: “Marzo è pazzo”, dice il proverbio, e io sono un tradizionalista.

Aprile: mi dispiace, ma tra Via Crucis e pastiere proprio non abbiamo tempo.

Maggio: stiamo concordando le ferie estive, è un momento delicato, ci risentiamo tra un paio di gg.

Giugno: eravamo in dubbio se rinnovarti il contratto o farci l’aria condizionata in ufficio. L’unanimità ha risposto: “Anto’, fa caldo!”

Luglio: Ma tu non vai mai in vacanza?!?!

Agosto: Stai scherzando, vero?

Settembre: Scusa, ma siamo troppo presi dal caricare le foto delle vacanze su facebook, ci riaggiorniamo.

Ottobre: Tempo di bilancio… è inutile che ti nascondi, freelancer, tanto ti ho visto.

Novembre: Le foglie morte mi rendono triste. Per favore, lasciatemi solo…

Dicembre: Oggi? Impossibile, devo andare a comprare i regali. Ne riparliamo a gennaio.

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Made in Hamburg

21 Jun

Sono stata assente per qualche giorno, ma era per una giusta causa, lo giuro! Ho fatto un salto ad Amburgo, Germania, per scoprire se la tradizione gastronomica tedesca è solida quanto i loro bund! D’accordo, la verità è che sono partita con un pregiudizio da fratello minore sfigato, con la prospettiva di assaggiare qualche misero salsicciotto abbrustolito con senape e crauti e poter dire con orgoglio “almeno in questo siamo i numeri 1, tiè!”

E invece… sì, i salsicciotti abbrustoliti ci sono (e non sono neanche così male come credevo!), ma la cucina tedesca mi ha sorpreso per la qualità delle carni e la varietà delle salse che le accompagnano. Per non parlare di sua maestà Kartoffel, regina degli ortaggi, preparata in ogni forma contemplata dalla geometria euclidea e tipo di cottura.

Vabbè, ma vuoi mettere i vini italiani? Il limoncello di Sorrento? Il Passito di Pantelleria? Cavolo, almeno nelle bevande saremo i numeri 1, no?

fritz-cola

Non dico che non siano tutti prodotti unici e dal gusto inconfondibile, ma c’è tanta gente curiosa e creativa lì fuori, come Mirco e Lorenz, i due giovani inventori della fritz-cola, la risposta tutta amburghese alla celebre bibita americana. Ad Amburgo la servono in tutti i bar e ha riscosso così tanto successo da superare in pochi anni i confini nazionali ed affermarsi come degna bevanda da servire nei pub accanto alle storiche Weissbier. Giovani, con capitali limitati, ma tanta determinazione e un’idea forte: questa è la vera ricetta da copiare, altro che Coca-Cola®.

Mirco and Lorenz met each other when they were both boy scouts. They decided to work for themselves during an InterRail tour in 1999 and jotted down their ideas in a notebook containing possible business models that ranged from opening their own bar to managing a cleaning company. It had to be something that could offer a fun lifestyle and allow them to spend a lot of time in comfy cafés. One day, sitting at their kitchen table over frozen pizza and cola, they came up with the idea of creating a cola drink that was better than the leading brand on the market. A cola with lots of caffeine, a little less sweetness and a twist of lemon.

Step two was emptying out their saving accounts to get an initial capital investment of around €7,000 to start their project. After extensive research into a new cola recipe, the two managed to obtain the necessary ingredients from pharmacies around Hamburg. There were a few minor drawbacks, but with a little help, they finally created the ultimate recipe for their new drink.

The logo and name of fritz-kola was the result of very pragmatic considerations. There wasn’t enough cash to design a logo and make sure that it met legal requirements, so the two friends used their own faces as a logo instead. As regards the name of the cola – which of course had to be catchy and positive – they simply thought to ask people. A survey was carried out in front of a shopping centre and the friendly North German name ‘Fritz won the race.

In January 2003 the first order was placed and 170 crates of fritz-kola were produced. At first, the crates were stored in their parents’ cellars, in their backyards and in the laundry room, until in 2004 a major milestone was reached: the bottles were moved into a warehouse in Ellerbek, near Hamburg.

Two years later, fritz-cola launched two new products (sugar-free and coffee-flavoured colas) and the drink made its debut in Holland, Austria, Switzerland and Spain, this paving the way to the Fast Climber Prize which was awarded to the Hamburg company in 2010.

In Praise of Coffee

13 Jun

7.00 a.m.: your dog chewed your brand new shoes… again!

11.00 a.m.: meeting with Country Manager to discuss your project… hold on, wasn’t it tomorrow?!?

5.00 p.m.: your boyfriend is stuck at work: bye bye to the Argentinian restaurant…

With a day like this ahead of you, may the exquisite force of chocolate and coffee be with you!

use the force

What comes to your mind when you hear “Italian excellence”? Fashion? Art? Fine cuisine? Poetry? All of this and much more! Maybe it’s because I’m sipping one while writing this, but I’d say right away COFFEE! I bet we’re all more than familiar with that feeling of disappointment and frustration when ordering a coffee abroad. That watery coffee flavoured drink is just a distant relative of the original Italian espresso and the worst part comes when, with a glimpse of satisfaction in their eyes, the foreign hosts ask you: “So, what do you think of my coffee?”

That’s the moment when you realise that lying is sometimes the best option and you let your naïve smile disguise what actually crosses your mind: Nice try. Better luck next time.

As a coffee buff, I always appreciate new coffee-based beverages and desserts, especially when created to be practical, portable and ready to use when you most need a rush of blood to the head.

With 80 years’ experience in coffee making, illy seems to get what I mean by launching a full range of premium coffee beverages to satisfy every need: pure coffee for a mental boost; with frothy milk for that creamy taste; mochaccino for indulgence.

Mmmm… I’ll go for a mochaccino, thanks.

Taste of London 2012

29 May

Se dopo tutto questo parlare di cucina estera, siete ancora convinti che “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”, allora dovreste seriamente considerare di fare un salto a Londra dal 21 al 24 giugno 2012. Sul modello della rassegna gastronomica che si è svolta a Milano la settimana scorsa, sta per avere inizio a Londra il Taste of London 2012: degustazioni all’aperto, seminari gratuiti e gare tra chef di fama internazionale che si daranno battaglia per sorprendere i palati più esigenti con ricette mai sperimentate prima!

Londra affila i coltelli e si prepara alle olimpiadi… del gusto!

With the most international range of food and drink events that span 12 cities around the world, Taste Festivals have become the most respected event for the food, wine and restaurant industry, and one of the most relevant fixtures on the foodie calendar for informed consumers.
From June 21-24, fine dining will be transported to Regent’s Park with Taste of London for four days of summer eating, drinking and entertainment. 40 of the city’s best restaurants will dish up their finest in an unbeatable gourmet feast, while 200 producers will provide a bounty of the most delicious food and beverages, so that guests may sample and shop for a range of produce in the laid-back atmosphere of Regent’s Park.

Taste of London’s international atmosphere will be even more emphasized this summer as five of the world’s most talented chefs are going to serve up an exclusive dining experience for a limited number of guests. Each chef will introduce their individual course in person and a top sommelier will pair every dish with the very finest wines.

  Superlatives

Come risaputo, la forma superlativa degli aggettivi si usa per paragonare due o più elementi all’interno di una categoria. Come regola generale, il superlativo in inglese si forma aggiungendo il suffisso -est agli aggettivi monosillabici oppure usando la perifrasi the most con gli aggettivi polisillabici.

Taste Festivals have become one of the most relevant fixtures for foodies.

40 of the city’s best restaurants will dish up their finest in an unbeatable gourmet feast.

Ma cosa succede con gli aggettivi bisillabi oppure con quelli che terminano in -y o -e? Ecco una tabella che riassume i casi più comuni:

Tipo di aggettivo

Superlativo

Monosillabico

+ -est (the tallest, the smartest, the coolest, ecc.)

Monosillabico che termina in -e

+ -st (the finest, the bravest, the widest, ecc.)

Monosillabico che termina per consonante preceduta da una vocale

raddoppia la consonante + -est (the hottest, the fattest, ecc.)

Bisillabo che termina in -y

ì + -est (the happiest, the prettiest, the funniest, ecc.)

Polisillabico

the most (the most interesting, the most careful, ecc.)

Già così sarebbe sufficiente, vero? Ma a complicare il tutto arrivano come sempre le forme irregolari!

Forma base

Superlativo

good the best
bad the worst
little the least
much the most
far the farthest/the furthest

Guinness QR Code Glass

23 May

Guinness QR code Cup

Hats off to Guinness! In realtà i motivi per togliersi il cappello davanti a sua maestà Guinness sono svariati… Qualche esempio: il colore ambrato intenso. Quel bel tappo di schiuma color crema nel quale gli spillatori più abili riescono ad incidere la forma di un quadrifoglio. Quel gusto fresco e amarognolo, senza note di bacche o altri fronzoli da femminucce. Quella tempesta che si scatena nella pinta sotto i tuoi occhi impazienti di mandarla giù.

Adesso gli appassionati di social media avranno un motivo in più per ammirare la Guinness, dopo la trovata geniale di stampare un QR code bianco sulla pinta, visibile solo a contrasto con l’inconfondibile Irish stout! It’s always time for… sharing! Cheers!

In order to become more relevant and get talked about in bars, Guinness created QR code glasses spackled with white squares and distributed them in bars all around the world. Just fill the glass with Guinness and it’ll reveal a QR code. The clever thing is that if you fill the glass up with a lager from one of their competitors the QR Code won’t scan because the beer isn’t dark enough to activate it! Same story for an empty glass: when the pint glass is empty, the QR code is unreadable.

As soon as you scan the code with your smart phone, it’ll tweet about your pint, update your facebook status and check you in via 4square. You can also use it to download coupons and promotions and invite your friends to join you.

What are you waiting for? Get a Guinness and turn your pint into a dynamic social media experience!

  Zero/First Conditional

Così come accade in italiano, il periodo ipotetico – conditional – si usa in inglese per esprimere la possibilità che una condizione si verifichi. I periodi ipotetici sono sempre formati da due parti: una introdotta da if / when / as soon as che indica la condizione e l’altra che esprime la conseguenza. Tuttavia, diversamente dall’italiano, in inglese abbiamo quattro periodi ipotetici: Zero, First, Second e Third Conditional. Oggi diamo un’occhiata ai primi due.

Lo Zero Conditional in realtà è un “finto” periodo ipotetico, nel senso che esprime un evento reale più che una possibilità. Si usa, quindi, per parlare di situazioni universali o di condizioni abituali. In quanto tale, si costruisce usando il tempo della certazza, il Present Simple:

When the pint glass is empty, the QR code is unreadable.

If you freeze water, it becomes ice.

 

Il First Conditional esprime invece una possibilità reale che qualcosa accada, ovvero il livello di probabilità è estremamente alto. Si costruisce usando il Present Simple dopo if /when / as soon as e il Future Simple nella parte della frase che indica la coseguenza, il risultato dell’ipotesi:

As soon as you scan the code, it’ll tweet about your pint.

If you fill the glass up with a lager from one of their competitors, the QR Code won’t scan.

 
Sembra facile, ma è uno degli errori più comuni per noi italiani, dato che spesso usiamo il futuro anche nella parte introdotta da if /when / as soon as. If you think in Italian, you’ll make a lot of mistakes!
 

Tattooed bananas

19 May

Manca ormai poco all’inizio della finale di Champions e sento uno strano fermento nell’aria. Non che mi importi di calcio, intendiamoci. È solo che riconosco i segnali nell’ambiente circostante. Lattine di birra disseminate qua e là, un pacchetto di patatine al bacon, manovre ingegneristiche per assicurarsi che l’antenna non venga meno sul più bello e una massiccia occupazione del divano come a dire “stasera questo è il mio castello”.

So che tra poco inizieranno gli urletti eccitati, le frasi di incitamento e gli spergiuri infuocati contro qualche ragazzo in pantaloncini. Adesso si è aggiunto anche il rumore di un martello che picchia nell’appartamento al piano di sopra: non escluderei che anche lì si stia svolgendo qualche rituale pre-Champions.

E allora, prima che lo spettacolo abbia inizio, meglio provare ad evadere cercando rifugio in qualcosa di surreale. Cosa c’è di meglio delle banane tatuate per alienarsi dalla finale di Champions?

The American artist Phil Hansen – already known for his multimedia works of art – has been creating a buzz lately with his tattooed bananas. Using banana skins as canvases, Hansen reproduces some of art history’s most famous masterpieces simply by using a pushpin. Then the magic takes place! As the banana naturally turns brown, his work of art appears under our mesmerized eyes! Now, that’s cool! An effective example of what Hansen calls “everyday creativity”: creativity that stays with you all the time, that takes you from the ordinary to the unknown by fusing together different processes to create unexpected outcomes.

You can find more about his technique, projects and mission in his book due out next month, Tattoo a Banana: And Other Ways to Turn Anything and Everything Into Art.

Now, I bet you’re thinking about that single banana left in the fruit bowl on your kitchen table, aren’t you?

Foodie

13 May

By the way: mi sa che è arrivato il momento di spiegare il significato di foodienglish. Ogni volta che mi chiedono come diavolo si chiama questo blog, la tipica reazione è: “ah, come Food e English”. In realtà, no. Ma inizio a credere che la scelta sia stata troppo criptica. La parola esatta è FOODIE,uno di quei neologismi della lingua inglese sul quale il mondo anglofono si spacca a metà. C’è chi lo considera un ridicolo vezzeggiativo da evitare a ogni costo e chi lo adora perchè è pratico, efficace e grazioso!

Urban dictionary – un dizionario online dedicato ai neologismi e allo slang in lingua inglese – è la fonte ideale per scoprire le sfumature di significato e le connotazioni più esilaranti di questa parola. Ecco un esempio:

A proletarian or member of the middle class who occasionally eats quality food, often of the type enjoyed by the higher classes but sometimes “exotic” food of foreign lands. What the foodie calls “gourmet,” the upper class or upper middle class will simply call “food.” Foodies often enjoy displaying their knowledge of food, which they must acquire since they must prepare it themselves, not having the financial means to regularly have others prepare it for them.

Non è una delle definizioni più efficaci che abbiate mai letto? E se questo non fosse bastato a convincervi dell’utilità di Urban Dictionary, sappiate che non esiste modo migliore per scoprire che l’80% delle parole inglesi hanno una possibile connotazione sessuale. Parola della community di Urban Dictionary!

Keep calm and continue blogging!

13 May

Mi sono assentata un po’ ultimamente, chissà se qualcuno ha sentito la mancanza dei miei post… Senza scivolare nel vittimismo, diciamo che mi sono capitate un po’ di sventure che hanno messo KO per un po’ la mia vita digitale (e anche quella offline entro certi limiti…). Ma sono tornata! Le idee – almeno quelle – non possono rubartele!

Irish Coffee

18 Mar

Ingredients

  •  500 ml of hot coffee
  •  25 ml of Irish whiskey
  • 2 teaspoons of brown sugar
  • 2 tablespoons of whipped cream
  • a stemmed glass

According to sources, the original Irish coffee was invented and named by Joe Sheridan, a young Irish chef working at a Irish Coffeerestaurant in Foynes, near Limerick. Foynes was the main airport for Flying Boats between Europe and America and in the 40s it handled many passengers, including many American celebrities. The coffee was created on a winter night in 1942, after a group of American passengers disembarked from a Pan Am flying boat which was stuck in the port because of miserable weather. So Sheridan decided to prepare something special to warm the passengers up, by adding whisky to coffee. The story goes that when he was asked whether that was Brazilian coffee, Sheridan told them it was “Irish coffee”.

Preparation

Add the sugar to a pre-heated glass (you can do this just by pouring some hot water into it), then pour some freshly brewed coffee into the glass and stir well. Once the sugar has dissolved, add the whisky and stir again. Now wait for a few seconds for the coffee to settle and carefully pour the whipped cream over the back of a spoon so that it won’t mix with the coffee. The two layers should be kept neatly separated so that it will almost look like a pint of Guinness! If you prefer, you can serve it with a cinnamon stick or a chocolate teaspoon or garnish it with some coffee beans on top.

  The Passive form

La  forma passiva è un costrutto molto utile in inglese per dare maggior enfasi al soggetto della frase, invece che all’agente, cioè chi di fatto compie l’azione. Si costruisce con il verbo to be seguito dal past participle (attenzione alle forme irregolari!!), quindi esattamente come in italiano. Il complemento d’agente, se presente, è introdotto dalla preposizione by:

The original Irish coffee was invented and named by Joe Sheridan. (Mi interessava dare maggiore rilevanza all’irish coffee anzichè al suo “inventore”)

La forma passiva può essere usata solo con i verbi transitivi, cioè con quei verbi che possono essere seguiti da un complemento oggetto. Ad esempio:

The coffe was created on a winter night. (create è un verbo transitivo, cioè nella forma attiva può essere seguito da un complemento oggetto: create + object)

Esistono alcuni casi in cui l’uso della forma passiva è particolarmente consigliato. Ad esempio, quando non conosciamo l’agente, oppure quando questo è poco rilevante o cosituito da un gruppo generico di persone.

When Sheridan was asked whether that was Brazilian coffee, he told them it was “Irish coffee”. (l’agente in questo caso è il gruppo di passeggeri americani, non una persona in particolare.)

Bubble and squeak

13 Mar


Ingredients (4-5 people)

  • 2 chopped onionsbubble and squeak
  • 1 tablespoon of olive oil
  • 30 gr of flour
  • 200 gr of shredded cabbage
  • 50 gr of butter
  • mashed potatoes
  • salt and pepper

Using leftover vegetables has never been more fun! The traditional bubble and squeak recipe was a way of using up leftover vegetables from a Sunday roast. So, it is a good idea to wait until you have some leftover cabbage and potatoes instead of making it all fresh.

Heat the oil in a pan and fry the onions gently for 5 minutes until tender. Boil the cabbage in salted water for about 4-5 minutes, then drain it well (unless, of course, you’re using leftovers). Make the mashed potatoes and, when ready, add in the cabbage and onions, mix together and season. Make about 12 little rounds of the mixture, pressing down with the back of a spoon to make flat, smooth cakes. Flour lightly each side and gently cook the little cakes on both sides until golden brown. It looks nice to serve the fried cakes cut into wedges and with some mint leaves.

If you’re wondering where the name of this recipe comes from, try listening to the sound it makes when frying in the pan!

Image from veganyumyum.com Cheers! 🙂

  Gerunds and infinitives

Quando pensi di iniziare a conoscere un po’ meglio la lingua inglese, arrivano i gerundi e gli infiniti a distruggere tutte le tue certezze! Non è così? In effetti, l’uso di gerunds and infinitives è uno di quegli aspetti in cui l’inglese differisce enormemente dall’italiano, ma esistono alcune regole generali che possono aiutarci a scegliere la forma la forma giusta nell’occasione giusta.

In generale, usiamo il gerundio (-ing form):

  • dopo preposizioni e phrasal verbs

This recipe was a way of using up leftover vegetables.

  • quando il verbo è il soggetto della frase

Using leftover vegetables has never been more fun!

  • dopo determinati verbi come: love, hate, like, enjoy, mind, finish, stop, suggest, finish, spend etc.

I hate doing housework, but I have to.

In generale, usiamo l’infinito (+ to):

  • dopo gli aggettivi

It looks nice to serve the fried cakes cut into wedges.

  • per esprimere un fine

Press down with the back of a spoon to make flat, smooth cakes.

  • dopo determinati verbi come: decide, agree, afford, need, expect, promise, refuse, seem, want etc.

I decided to learn English through recipes because it’s more fun.

Naturalmente, sarebbe bello se tutto si limitasse a questi casi… ma poi arrivano le eccezioni e incasinano tutto! Esistono, ad esempio, alcuni verbi che possono essere seguiti da entrambe le forme – gerundio e infinito – a seconda del loro significato nella frase. Vediamone alcuni:

TRY

If you can’t open the gate, try using my key. (sto suggerendo un modo per fare/risolvere qualcosa)
I tried to call you, but your mobile was switched off. (esprime un tentativo)
 

STOP

Can we stop to buy some water, please? (fermarsi fisicamente per fare qualcos’altro)
She stopped eating meat after a trip to Tibet. (smettere di fare qualcosa)
 

REMEMBER

Remember to buy some milk on your way back. (non dimenticarti di fare qualcosa)
I don’t remember locking my bike, I’d better go check. (non ricordo di aver fatto qualcosa)

Sounds like loads of fun, doesn’t it?